mercoledì 14 settembre 2011

Diagramma piatto

Sono in macchina, circondata da notizie talmente grevi da sembrare contronatura. Mi chiama l'amica gemella in modalità indovina un po', e dopo un minuto sono al telefono con XY, il mio grande amore prima degli amori quelli veri.
Dubito che lui lo sappia, del resto lo amavo soprattutto in contumacia. Vent'anni che non ci vediamo, nemmeno per caso, e la sua voce che non riconosco mi raggiunge davanti alla sua casa di allora, forse anche di adesso, chissà. Glielo dico, che sono in Piazzale Libia, sembra l'inizio di un romanzo, e invece è solo un Bignami che condensa una vita in capitoli principali (figli, genitori, case, lavori) tralasciando le ore i minuti e i secondi che fanno di un copione scontato una storia unica, la nostra. Eppure siamo sinceri, quando ci salutiamo con un in bocca al lupo che resta privo di complementi, e la voce è ferma.
Cerco qualche vibrazione nel file dei ricordi, forse le ho ancora le lettere che non gli ho mai dato, conservate perchè si perdessero solo a metà, i suoi sguardi azzurri, le ore rubate alla notte in una casa prestata, la vertigine di una felicità giovane che ti dà i brividi e poi ti sfugge tra le dita.
Non so cosa pensare. Se il passato non mi regala più emozioni, forse, è arrivato il tempo di chiedere certezze al presente.

3 commenti:

  1. invece a me sembra il contrario, il passato mi emoziona, il presente mi rende arida.

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  2. era lo stesso per me, ma adesso si è capovolto tutto. non capisco.

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