lunedì 13 settembre 2010

Pausa pranzo

La mia condizione ufficiale di telecommuter ad orario determinato mi impedisce di andare a fare la spesa all'ora di pranzo: rischio di sforare con gli orari. E allora ricotta, datterini e carasau in mensa con i colleghi. Wish si leccherà l'incarto della ricotta, i pennuti faranno onore alle briciole e io mi godrò i pomodori in esclusiva. Poi tutti alla macchinetta del caffè. Come nel mio spot preferito: http://www.youtube.com/watch?v=h5LR-IZbbc0.
Devo chiedere a Nube la gatta come se la cava con Excel.

Telelavoro

La mia teoria che i computer siano abitati da elfi dispettosi è sicuramente vera. Oggi, però, l'elfo residente nel mio nuovo Vaio ha deciso di essere collaborativo, e appena accendo mi propone una schermata intitolata "Work from home?" sciorinandomi una serie di consigli per evitare distrazioni e trasformare in opportunità il mio status di telecommuter.
Così decido che da oggi ho un orario in-flessibile. E' incredibile, ma questa autolimitazione mi dà una sferzata di efficienza. Non rendo al mattino? Non importa, l'orario è 9-13 e 14-18. Se necessario, salto il pranzo e faccio gli straordinari, altrimenti sono autorizzata ad una pausa di 60 minuti, non uno di più.
I miei colleghi sono una bovara bernese, un pettirosso e tre passeri. Se sono riuscita a lavorare con e per delle bestie, con gli animali farò faville.
Sono solo preoccupata per la latitanza del merlo, si vede che ha preso l'aspettativa.

domenica 12 settembre 2010

Che strada faccio?

Wish mi fa la posta, impaziente di uscire. E' tardi per lei. Le spiego che oggi dobbiamo darci da fare e mi chiedo dove potremmo andare. Al parco no, la domenica ci sono solo cani piccoli e stizzosi con padroni di conseguenza.
In galleria nenache, troppa gente. Porta Romana ha i marciapiedi stretti. Moscova non mi va, verso Garibaldi c'è sempre un po' di deteriorità milanese.
Penso ai sentieri di ghiaia che l'Imprevedibile ha previsto a Sutri, dove conosco ogni zolla e ogni odore, e mi viene il magone.
Poi mi vengono in mente i vicoletti intorno a Brera, dove non passano le macchine e possiamo anche togliere il guinzaglio, e decido che l'acciottolato della mia città va benissimo. Scarpe comode, telefonino e un soldino nel caso volessimo fare tappa da Grom per un gelato.
Si esce!

A cena da Petulia

Arrivo per cena emozionata e affamata come un dinosauro. Mi avvento sulle mie bolle italiane preferite perdendo qualunque freno razionale ed entro subito nella metadimensione del benessere.
La comunicazione diventa una sorta di buffet meraviglioso da cui prendere un assaggio di tutto e poi fare il bis di quello che ti è piaciuto di più. Apriamo mille discorsi con incisi a grappolo, io mangio come se fosse l'ultima volta. Salame, arrosto, patate al forno che mi fanno pensare alle madeleinettes (quelle di Proust, non quelle di Csaba).
Non resisto, inclino il piatto come faceva mia madre quando ero piccola, un filo di olio e poi intingo il pane fatto in casa come in una cerimonia rituale.
Farcisco di gelato le brioche con il tuppo, prima mi occupo del bordo cremoso schiacciando leggermente, poi attacco sistematica la brioche.
Sono lucida ma incantata, i fagotti hanno le mani più belle del mondo, accarezzo Nube la lince che gatteggia per casa, annuso il lievito madre, parlo, ascolto e sto bene.
A fine serata Petulia e l'upbdm (avercene!) scortano me, il mio cestino nuovo di zecca e il suo prezioso contenuto di pane e salame verso Karlotta.
Prendo la strada che mi piace di più, trovo parcheggio sotto casa, salgo e per le scale mi chiama l'Imprevedibile. Parliamo per più di un'ora, come due innamorati che devono ancora conoscersi e quando ci salutiamo parte la sessione di coccole con Wish sul divano.
Sigaretta della staffa, un bicchiere d'acqua fresca e uno sguardo all'ulivo illuminato. A volte la vita è meglio di un film.

La domenica

Decido che è un mio diritto e me la prendo. Attacco con la registrazione di Csaba. Per restare in tema scavo con attenzione una cavità, anzi una voragine che colmo di di panna montata nel mio muffin al cioccolato fondente. Succo di mela verde e una tazza di fortissio lungo, due sigarette e mi sento pronta per l'anarchia.
Wish mi guarda con il muso da cane al confino, dovendo smaltire la cena di ieri e il muffin di oggi penso che ci faremo una decina di chilometri a piedi, così poi lei dormirà tutto il giorno mentre io mi prendo l'ultimo sole.
Nel frigo ho datterini e ricotta, e nel mio cestino nuovo di zecca il pane di Petulia. Credo che una bruschetta sia doverosa.
E rendo grazie al fatto di essere donna, di trovarmi irresistibile e di avere un uomo che c'è sempre ma non è quasi mai tra i piedi.

martedì 7 settembre 2010

To do list

E' talmente lunga e sgradevole, che la faccio al contrario, scrivendo le cose già fatte per avere il sollievo di scriverle e barrarle contemporaneamente.
Poi decido di usare i post it, che attacco sul frigo divisi per categoria. E così, accanto alle deadline da cardiopalma - commercialista banca raccomandate badante medicine assicurazione medico idraulico - trovo compiti degni di Csaba, che profumano di more e di benessere. Crostata, picolit, marmellata: impasto, raffreddo e infiocchetto le cose da portare a chi ci invita a cena domenica sera.
E poi orchidee con un bel punto esclamativo, che significa cercare un coprivaso per quella, bellissima, che ci hanno regalato.
Così va meglio.

A casa

Rientriamo di sabato, sentendoci piuttosto cretini. Non potevamo scegliere una giornata peggiore, ci saranno le code, il traffico, gli incidenti, mi dice l'Imprevedibile. Ma non abbiamo alternative. Ci alziamo alle sei, e mentre lui ingegnerizza il carico dei bagagli sui sedili posteriori perché il baule è riservato a Wish, guardo questo posto in cui sono sempre felice con la malinconia dell'ultima volta. Tornerò presto, o forse no, ma i week end sono una cosa diversa.
In poco più di quattro ore, contro ogni previsione, siamo a casa, e ho un pomeriggio intero che mi aspetta. Facciamo a Milano le stesse cose che abbiamo fatto finora, ma è tutto in miniatura. E siamo felici lo stesso.